Dicono di lui


Marilena Cheli Tomei
Saggista, scrittrice e storica

… voglio sottolineare il suo ciclo pittorico sulle nebulose e le costellazioni, l'infinitamente grande, per poi passare all'infinitamente piccolo, addirittura al microscopico, passando attraverso le immagini delle stagioni, sussurrate anche grazie alla tecnica del dripping da parte di Bianchi.

Un interesse per il mondo naturale che ha trovato riscontro anche in altre opere nelle quali ha evidenziato, in modo originale, le minacce alle quali è sottoposto il nostro pianeta; come afferma l'artista nella realtà esiste un caos solo apparente ed è suo compito cercare e trovare la logica esistente.

In questo particolare ciclo artistico ha confermato la validità della sua tesi, mostrandoci quali miracoli di arte astratta e non solo la natura possa offrire se la si osserva con spirito critico e indagatore. (2021)



Giammarco Puntelli

Critico d'Arte

Dalle Galassie Il Passato Di Un Futuro Che Ci Vede Fratelli

Il silenzio dello spazio, la luce delle stelle, i percorsi che segnano il destino, la personalità o semplicemente il ritmo di una giornata.

Lo spazio come limite da contemplare (per superarlo), come tema di studio, come fascinoso mito sul quale riflettere per tornare alla vita.

Da sempre l’uomo ha alzato gli occhi al cielo. La ricerca della spiritualità trova l’infinito della condizione dell’essere a partire dal Regno dei Cieli.

Lo scienziato osserva e prende appunti. E la fisica incontra il sentimento in nome di una notte di stelle cadenti.

Insomma le galassie, la fantasia e la ricerca scientifica loro legata genera passione, dubbi, osservazione.

Gianfranco Bianchi, presa la cassetta degli attrezzi dei colori, (in)segue un’arte che si differenzia da altri per soggetti, soprattutto per interpretazione pittorica.

Il cielo è stato un tema di grande ricerca in arte, mi riferisco alla luce e ai cieli che mostravano il senso sociale e politico del periodo storico di Turner.

E cosa dire del cielo sempre più contorto e difficile di un van Gogh che cerca l’essenza della realtà. Proprio un van Gogh che metta in primo piano l’importanza del cielo in rapporto alle figure umane e a suoi amici.

Era il 1888 quando Vincent van Gogh decide di dipingere “Notte stellata sul Rodano”.

L’indagine sull’essere umano, sul suo cammino, sul suo destino, sul senso del passato per programmare un futuro, tutto in quell’opera. In un’opera la presenza dell’uomo.

Gianfranco Bianchi è artista vero, di pensiero e di evidenti capacità tecniche. Dopo essersi confrontato con opere che fanno dello sviluppo del pensiero filosofico il tema preferito, dopo aver affrontato qualche opera di denuncia e provocazione sociale, dopo aver portato alle dimensioni maggiori ciò che in realtà è molto piccolo, cerca di dare un non confine ad una tela che rappresenta l’infinito per definizione.

Qui l’arte incontra il pensiero e il dialogo assume un aspetto interessante e in parte inedito per l’arte contemporanea.

La tecnica, efficace e, come si vede dalle immagini ma soprattutto “live”, particolarmente adatta ed emozionante in tale contesto, supporta il tema.

In questo caso la riflessione di Bianchi riproduce un dialogo antico che intreccia le notti con il destino degli uomini: se da una parte abbiamo la ricerca della scienza, i dubbi e le domande dell’uomo, dall’altra abbiamo il suo senso poetico e di meraviglia. E qui l’emozione si veste di scienza, e dove lo studioso lascia spazio al poeta avvengono meraviglie. E su questa strada incontriamo un Bianchi che osserva il cielo con gli occhiali dello studioso per poi riporli e perdersi nel destino poetico che lega un uomo di luce ad un destino di ordine e di gioia. (dalla rivista “Urbis et Artis” – Novembre 2014)

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Dopo lo straordinario periodo delle galassie, in parte ancora oggetto di ricerca, il maestro sta attraversando l’indagine sul tempo.

Questa ha dato i primi frutti con i mesi.

In queste tele ritroviamo tutta la capacità di dare visioni e metafore al trascorrere del tempo e alla poesia della vita che procede parallela alla natura. Ecco che le vicende dell’uomo che osserva si intrecciano con un ciclo naturale che ci fa comprendere quanto, nelle piccole cose, si possa scoprire e trovare il senso delle domande ultime e l’emozione di un’estetica alla ricerca della bellezza come legge morale. (2015)

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Un labirinto che ricorda un film con attori di grandi capacità e un regista come Kubrick, a trasferire emozioni diverse in altrettanti film.

Il senso del labirinto, nella tradizione, nella storia, e nella leggenda, esprime un percorso che l’uomo deve fare per approdare a un momento di piacere, sia esso una crescita, sia esso un premio, o per fuggire da un dolore, sia esso morale, psicologico, o di sopravvivenza fisica come nel film.

Gianfranco Bianchi è riuscito, con un’opera d’arte che conosce il senso dell’enigma, a trasferirci la complessità di un momento di rappresentazione cinematografica del senso della follia, pericoloso e inaspettato.

The Overlook Maze recupera , non solo in termini tecnici, ma anche per la forza che Gianfranco Bianchi ha inserito in un’attenta e folle razionalità, quella condizione del labirinto come apertura di dimensione e di passaggio temporale.

Il labirinto di Bianchi riporta alla mente la filosofia del labirinto come cammino di conoscenza e di coscienza dell’essere .

Per chi conosce la sua produzione, è facile associare l’arte di Bianchi ai concetti puri di sperimentazione e di ricerca.

Ogni sua opera nasce dalla capacità di immergersi in quelle atmosfere, utilizzando una razionalità non imbrigliata da regole esterne ma cosciente della dose di sensibilità che il lavoro, sia plastico sia sulla tela, porta seco.

Con quest’opera offre la metafora del suo lavoro e di quello di scrittori, filosofi, registi, e uomini di cultura che decidono di entrare nei labirinti della conoscenza per portare e condividere scoperte e progressi. (dal libro “Le Scelte di Puntelli – Il Labirinto dell’Ipnotista” – Editoriale Giorgio Mondadori – 2017)


Lodovico Gierut

Critico d'Arte e Giornalista

Viaggio Artistico dalle Galassie al Microcosmo.

Non posso fare a meno, e Gianfranco Bianchi mi scuserà, di leggere subito, per questa mia breve presentazione non tanto una delle significative, forti e delicate liriche di Monica Petroni che spesso ne accompagna le presenze espositive, ma due tratti poetici dì mia figlia Marta.

Il primo dice così: “Arte/sorreggi/la solitudine dell’ Uomo/e/traccia comete/nel cammino  effimero”.

Ecco il secondo: “Stelle lontane/nel crepitio della volta celeste/nascondono sogni e desideri/alle porte di occhi/nell’inquieto vivere”.

Che il viaggio sia un tema ricorrente nel percorso creativo di Bianchi, è assodato.

Nel suo non manca, infatti, un’ampia visione che ormai da tempo va attirando l’attenzione di chi ama la natura e la continuità positiva del nostro pianeta.

Mi riferisco anche al tema dei cosiddetti “Cambiamenti climatici” così apprezzati, tra l'altro, anche nel 2018 presso il Palazzo della Cultura a Cardoso di Stazzema.

Dire di Gianfranco Bianchi, nativo di Massa – vive però in quel di Pistoia – non è facile, almeno in sintesi.

Il suo qualitativo curriculum vitae è ampio, come vasta ne è la visione creativa.

E, poliedrico, si interessa fattivamente pure di musica, ed è bello notarne la serietà professionale e la passione nella continuità di una linea espressiva che non si spezza, non ha cedimenti, dato che va dalla natura morta alla paesaggistica, sino a certe installazioni ponderate e molto interessanti e all’astrazione equilibrata certe volte esplosiva.

Ci sono dunque le galassie, le nubi molecolari, le nebulose planetarie, ma egli va sino al macro-pittorico.

Gianfranco Bianchi ha in sé – desidero sottolinearlo – quel germe inalterato, proprio della passione.

Passione del fare e del donare.

La sua è una Passione che si unisce molto bene al significato del termine.

La saggista, storica e letterata Marilena Cheli Tomei – che ben lo conosce e apprezza – ha chiarito tale termine, che peraltro sposa in modo ottimale la personalità del Nostro.

Ha detto, infatti, della predisposizione “nel cogliere aspetti della vita delle persone che a molti sfuggono per superficialità o approssimazione. Naturalmente ciò comporta una sensibilità esasperata che, quando si esplicita nell’arte, produce opere profonde di significato, indimenticabili ed eterne, perché uniscono allo slancio creativa la competenza e la conoscenza

La passione è lo specchio di Bianchi.

In questa sua presenza versiliese, che è la continuazione di un percorso fatto di tappe padovane, mantovane, romane, milanesi e via dicendo, ha sondato – nella gestualità controllata delle bellissime cromie – i due universi che paiono essere opposti, ma non lo sono.

Sono, secondo me, entità complesse e affascinanti, che ci inducono a riflettere su antichi quesiti del perché esistiamo, da dove veniamo e dove andremo.

C’è l’indecifrabile oltre, c’è l’astronomia e il ‘dentro’ microscopico.

Ecco il tema oggi affrontato e proposto.

Che siano le “Pleiadi” ,la “Nebulosa Medusa”, la “Nebulosa Aquila”… – i titoli li abbiamo accanto in questa sala dove passa da anni la memoria – certo è che tutti i dipinti servono a farci riflettere sulla limitatezza umana che va avanti tecnologicamente ma è lenta scientificamente.

Spesso ci affanniamo, ci scontriamo, ci fermiamo a discutere e magari a litigare su argomenti futili, ma l’artista-Bianchi ci sa invitare, con ciò che ha portato a Lido di Camaiore, a pensare al viaggio dell’Uomo che dovrebbe essere fatto, invece che di divisioni, di dialogo e di aggregazione e anche di ricerca.

Non vorrei apparire polemico, ma se da un lato è da lodare in modo incondizionato la sua onestà per la ricerca, non è difficile notare che va assottigliandosi altrove il “mestiere”.

Sarebbe proprio interessante, per tutti, visitare il suo Studio dove lavora senza sosta pensando spesso alle distanze siderali e al ‘micro’!

I suoi quadri sono messaggi di pensiero, alla stregua di un poeta che declama le proprie liriche, o di uno scrittore che segna le proprie carte, o di un musicista che s’esprime col proprio strumento.

L’anno scorso, parlando di lui, affermai che solo la cultura del dialogo e della comunicazione potrà aiutarci, poiché la bellezza, cioè “non solo la bellezza”, non potrà risollevare un mondo oggi spesso confusionario e buio.

L’arte è messaggio, è fatica, è lettura di sé e degli altri.

Bianchi è consapevole del suo mestiere che ci suggerisce di pensare e di non fermarsi alla superficie, visto che realizza opere profonde, come ‘fonde’ sono pure le sue indagini sul microcosmo, sugli atomi e sulle molecole.

Ci invita in maniera diretta e indiretta, a sondare quell’ “Io” che ogni tanto nascondiamo per negligenza o pigrizia.

Qualcuno ha parlato di Jackson Pollock, ma il discorso PollockBianchi fa parte di un altro capitolo.

Nei due non c’è la totale unione del dripping, dello ‘sgocciolato’, ma la convergenza mentale, pur lontana nel tempo (l’artista statunitense è morto nel 1966) va guardata più che altro nella scelta dei colori e dei momenti in cui sono usati, schizzati o stesi sulla tela, sulla carta, sulla materia lignea.

Colori che danno soluzione a emozioni, a sensazioni, a scelte, a comunicazioni….

I dipinti di Gianfranco Bianchi non sono asettici, non sono macchinosi, non si impantanano nella tanto in auge odierna ‘provocazione’ spesso superficiale e casuale, se non demenziale.

Sono coerenti, sono la “sua” significativa grammatica sempre eloquente e chiara.

Appartengono all’intelaiatura della sua personalità, ovvero a pagine e a capitoli di un animo, di un libro perfettamente collegato.

Il linguaggio dei colori che oggi fa ammirare la sua visione unitaria della realtà, è la disciplinata testimonianza di un vissuto chiaramente ragionato e perciò espressivo’

 

Lido di Camaiore (Lucca) – mostra personale di Gianfranco Bianchi – Galleria Europa. 20/24 settembre 2019.

Estratto dalla presentazione del 20 settembre 2019.


Alberto Moioli

Critico d'Arte

Dal micro al macrocosmo, passando dalla poesia alla metafora della vita. Gianfranco Bianchi è completamente immerso nelle sue opere, fino quasi a confondersi e immedesimarsi. L’approccio informale che lo caratterizza appartiene ad un’interpretazione pittorica assai interessante e degna d’analisi e studio. L’artista, abile nell’arte del disegno e della figurazione, ha abbandonato quasi completamente la tecnica accademica inseguendo qualcosa che sin dal principio apparteneva alla sua anima creatrice. Nel gesto artistico possiamo ritrovare quell’espressionismo astratto che prolificò negli Stati Uniti in parallelo all’informale europeo, un momento storico nel quale la “macchia” è diventata “segno” in una prospettiva espressiva che ricalca la tecnica detta “dripping”, utilizzata da Bianchi, e l’esperienza di Jackson Pollock con l’Action Painting.

Intuizioni e insegnamenti che provenendo dalla Storia dell’Arte si sono sedimentate nell’animo dell’artista toscano consentendogli, con il tempo, di reinterpretare in chiave molto personale.

Il risultato è sotto i nostri occhi con le celebri “Galassie”, nate da un’osservazione scientifica, filtrate dalla propria sensibilità e riprodotte su grandi tele. L’unione tra arte e scienza appare dunque, grazie al pittore, sotto una nuova luce, quella poetica, quella della fascinazione prodotta dal cielo, dall’infinito, dall’armonia dell’universo.

Gianfranco Bianchi è un artista in cui convergono e cooperano Pensiero, Anima e Gesto, pittore la cui espressione creativa esplode in opere che contengono molteplici fattori riflessivi che, grazie a questa nuova interpretazione, gli consentono di distanziarsi da facili catalogazioni.

L’automatismo creativo è puro ma al contempo controllato e consapevole nel gesto pittorico in leggera contrapposizione con quanto affermava l’esimio prof. Clement Greenberg (New York, 16 gennaio 1909 – New York, 7 maggio 1994) e la sua straordinaria teoria “Flatnes” con la quale molto semplicemente imponeva “behind canvas nothing”, ossia l’arte fine a se stessa, l’arte come consapevolezza che oltre al rappresentato non esiste altro. Nell’epoca contemporanea in effetti siamo abituati a ricercare sempre significati intrinsechi come se ci riferissimo sempre ad espressioni concettuali.

Con Gianfranco Bianchi possiamo venire attratti dal pensiero legato alla metafora dell’universo, al concetto di infinito e dunque di precarietà umana, ma è altrettanto importante godere della bellezza e dell’armonia trasmessa dalla scelta cromatica e compositiva dell’opera, spogliandoci dunque di pregiudizi dettati dalla voglia di trovare risposte ad ogni costo. (2018)


Sabrina Ceni

Merlino Bottega D'Arte  

Gianfranco Bianchi è il traghettatore della materia verso il divino. La sua arte è uno strumento comunicativo puro, immediato. Il colore, consistente e corposo, si impone nello spazio e diventa vivo attraverso la luce, vera forza universale; colore che è essenza di vita, in contrapposizione all’oscurità dello sfondo, all’ignoto dell’anima umana e all’immensità dalla quale essa deriva.

Lo spettatore viene proiettato al di fuori del proprio spazio e del proprio tempo, in una dimensione dilatata, sconosciuta e pure interiore ed è spinto a riflettere, a porsi domande su ciò che l’artista definisce “caos apparente”. Un caos a tratti confuso e a tratti fluido, ritmato da una natura forte che emerge attraverso la materia di metalli quali l’oro, il rame, il bronzo: è il brodo primordiale dell’esistenza, apparentemente caotico ma in realtà portatore di un equilibrio perfetto. L’artista, attraverso la posizione adottata fisicamente nell’atto del creare, lo respira e ne viene assorbito, vi rimane intrappolato per poi esplodere lasciando tracce visibili di sé, primitive, profonde e vere. Le sue sono forme interiori che emergono, tattili, grazie alla generosità di colore impresso sulla tela che diviene il punto d’incontro tra materia e anima, vero trait d’union tra il vissuto dell’artista e le sue passioni, le sue paure. La tela è la madre terra e il pittore la abita, la vive. Da qui osserva l’universo che lo circonda, gli ammassi interstellari così lontani.

Bianchi va oltre l’action painting: il suo dripping si evolve in liquidismo e i colori si mescolano sulla tela inclinata in movimenti vitali, palpitanti; veri interpreti dei sentimenti, riflettono, attraverso la loro intensità, l’essenza umana.

Davanti alle sue opere, l’osservatore ascolta il silenzio dell’artista come rapito da una sinfonia, da una musica che incanta ed avvolge in linee infinite e tangibili. L’occhio si perde nella profondità della tela per afferrare la superficie terrena, reale; percepisce la distanza tra l’immenso e l’umano in una continua messa a fuoco ora dell’uno ora dell’altro, con la sensazione di poter rimanere intrappolati in qualche dove, tra le due dimensioni. Rassegnata, la vista cede davanti a tanta profondità.

Poi, quando tutto si placa, l’opera cambia posizione, cattura lo spazio perpendicolare, si accende. L’artista adesso si ferma davanti alla propria creazione, diviene lui stesso osservatore del proprio io. E la tela inizia a danzare. (2014)


Sebastiano Collu

Storico dell'Arte  

Gianfranco Bianchi, pittore folgorato sulla via di Pollock, dal maestro dell’action painting impara il dripping per poi tradurlo in una lingua viva, un liquidismo in cui i colori, liberi sulla tela, si fondono a rilievo con scaglie metalliche.

Il discorso si fa quindi materico, solo apparentemente caotico, comunque perfetto per descrivere una casualità che è prima di tutto esistenziale. (2013)


Salvatore Russo

Critico d'Arte  

Attraverso la raffinatezza del segno Gianfranco Bianchi ci presenta le sue ottime composizioni.

Un segno che abbandonato il comune asse cartesiano, decide di “presentarsi” al grande pubblico attraverso una nuova geometria. Si giunge cosi a nuove architetture creative.

Nell’opera “Composizione I” all’antinomia cromatica che vede dialogare visivamente il nero con il bianco, si associa una cromia che definirei razionale, dal momento che viene rispettato l’ordine delle cose. Al verde acqua e all’azzurro mare delle due diagonali vengono affiancate eleganti cromie.

L’altra opera “Prima dell’inverno” ha una struttura diversa. Qui è il triangolo ad essere al centro della rappresentazione. Il fulcro è rappresentato dal triangolo nero che si stacca dall’ottagono ideale. Una concettualità che parte dal segno fino ad arrivare ad un elaborata cromia. (2011)

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Gianfranco Bianchi traccia quelli che sono i contorni di un nuovo universo. La galassia, con le sue nebulose, diviene il suo nuovo oggetto di analisi cosmica. Il Maestro ci parla visivamente di un mondo a noi per molti versi sconosciuto e lo fa attraverso il grande equilibrio tonale e la dotta compostezza con la quale realizza le sue figure. (2014)


Carla D'Aquino Mineo

Gallerista 

IL FASCINO DELL’IRREALE

Il fascino dell’astratto pervade negli splendidi dipinti del maestro, Gianfranco Bianchi, dove l’elemento mobile e fantastico, nell’intensità emozionale del colore coniuga il reale con l’immaginario, la poesia con l’enigma, il senso con la ragione. Nasce, così, una autentica narrazione figurativa di onirica bellezza, in cui i paesaggi cosmici, tra galassie, nebulose e corpi stellari sono ricreati con armonie inedite di forme e colori, e finissime sensazioni nella varietà dei fermenti ispirativi, dove la libera gestualità pittorica concretizza una trasognata realtà astratta.

Ecco che allora, nelle visioni oniriche, si inseguono forme immaginarie, tra allusioni esistenziali e simbologie, percorrendo un viaggio ideale del pensiero nell’evocazione del filone astratto, da Kandinsky a Jackson Pollock, in cui emerge il ritmo lirico quasi musicale di libere forme geometriche che si evolvono in sprazzi cromatici nel tessuto materico in paesaggi stellari immersi nell’infinito blu e nell’armonia universale.

Sorprende nei dipinti del maestro Gianfranco Bianchi l’alta sintesi grafica e coloristica che giunge con immediata spontaneità all’effetto visivo nella simbologia di forme e colori che si evolvono in una nuova spazialità pregna di luminosità con lontananze liriche nella costante ricerca di ricreare fantasticamente la materia, veicolo di significati e valori della vita. Ecco perché, nella pura creatività lo stesso supporto di base nei suoi autentici dipinti vive una simbolica metamorfosi, mentre appaiono brillanti tonalità, tra i rossi fiammeggianti, i gialli solari ed i bianchi lunari nella sospensione magica di momenti per vivere il mistero della vita in una dimensione ideale, in cui il tempo trascende lo spazio nella suggestione globale ed emotiva di forme, colori e luci in movimento.

In tal modo, la rappresentazione pittorica diviene metafora di uno spazio, in cui le libere improvvisazioni formali e coloristiche rivelano la netta coincidenza tra rappresentazione ed azione, dove primeggia la tecnica pittorica dell’ “action-painting” che ha la sua matrice nel romanticismo americano nel rapporto con la stessa natura. Alla fine, la visionaria narrazione di Gianfranco Bianchi approda nello spazio immaginario, trasfondendo il momento dell’inconscio e del sentimento, mentre il senso respinge la razionalità della forma in un’interpretazione romantica, perché informale rispetto al rigoroso classicismo-formalismo di Mondrian in un astrattismo severo e contenuto nelle ripetute forme geometriche.

La libera e naturale gestualità, quindi, nel vorticoso turbinio e nell’alchimia coloristica, tra gli azzurri crepuscolari e l’intensità del blu nei trapassi di bianca luce e nell’immediatezza del riflesso, rivela l’interiore emozionalità dell’autore, in cui si svelano le forze del sogno e l’abbandono all’inconscio per inoltrarsi nella meravigliosa scenografia di una surreale realtà. Segni e colori, dunque, si fondono armonicamente, interpretando la poetica dell’immaginario nell’espressione di energia e di vitalità per vivere il mistero segreto delle cose e della materia, in cui le improvvisazioni psichiche si confondono nella fantasia cromatica della complessa trama pittorica, mentre le dinamiche tonalità e le sovrapposizioni materiche convergono nella libera gestualità del colore in una dimensione nuova e sconosciuta.

Oltre la stessa concettualizzazione dell’immagine, percorre la straordinaria narrazione di Gianfranco Bianchi per manifestare l’odierna cultura avveniristica orientata sempre verso inedite forme espressive per un nuovo concetto d’arte. Sta qui il fascino nei dipinti del maestro Gianfranco Bianchi: l’immediata gestualità pittorica nell’abile esecuzione dello Sketching, crea mondi fantastici in affascinanti   composizioni   cromatiche, dove l’espressione del colore diviene trascrizione di sentimenti ed un logos ideale di emozioni in afflato con le armonie universali, aprendoci la via ad una nuova fantasia nella sublimazione dell’arte. (2015)


Antonina Bertolino

Rochel Rehael Ltd 

Gianfranco Bianchi: caos apparente che trova un senso lasciando liberi i colori

Un’arte che narra il ciclo di vita (mesi, ere, infinito) in un percorso spazio temporale dove porre attenzione ai dettagli e alle dimensioni, facendo emergere l’esigenza di cercare la profondità delle cose, osservandole al microscopio, fino a soddisfare il bisogno di andare oltre lo spazio, verso l’infinito e il divino. Le tecniche pittoriche (dripping, action painting, sketching, liquidismo), utilizzate mostrano perfettamente questa sensazione di lasciare andare i colori, le emozioni che la vita offre, liberi sulla tela, lasciandoli intrecciare e fondere in un caos apparente, che prima o poi troverà un senso. (2016)


Letizia Lanzarotti

Consulente, Esperta e Scrittrice dell´Arte Contemporanea  

Il percorso mostra con essenzialità e compostezza le inesauribili risorse derivanti dalle Opere del Maestro. Ogni qualvolta lo sguardo si sofferma su un dipinto per ingrandirlo, lo spettatore prova estrema curiosità e stupore nello scoprire ciò che la composizione vuole comunicare.

Gianfranco Bianchi, infatti, affida gran parte del processo creativo alle suggestioni (spesso prettamente cromatiche) derivanti dal rappresentato.

La produzione, diligentemente ordinata in serie, trova la sua giusta collocazione nella scelta delle sale, fatta dal Maestro, per dare il massimo risalto alle opere che si sposano con l’ambiente circostante.

Le opere divengono un’installazione che dona il senso all’ambiente scelto; ad esempio, le riconoscibili e originalissime nebulose fanno da ingresso alla lunga scalinata arredata con la meravigliosa serie dedicata alle Galassie. La scalinata sale verso l’alto e il percorso diventa metafora; un osservatorio spaziale creato dall’Artista per accompagnare il nostro occhio attraverso l’Universo e le suggestioni che offre: una sublime estasi visiva e spirituale.

Una volta che l’occhio dello spettatore è avvezzo alla nuova dimensione, la Mostra conduce ad una “Camera delle Meraviglie”; una raccolta di dipinti sempre riconducibili allo stile unico di Bianchi ma, allo stesso tempo, differenziati e singolari nel loro genere; bizzarri accostamenti cercano geometrie astratte oppure simboliche rappresentazioni di una realtà che sembra, ancora una volta, confermare la presenza di una dimensione ultra-terrena ed ultra-terrestre.

Il percorso, successivamente, si snoda attraverso nuove inaspettate composizioni astratte che ci riportano a ricordi impressi dell’inconscio collettivo, attraverso i colori, richiamano il presente e la vita attraverso temi più vari e disparati, dal quotidiano sino all’indagine dell’inconoscibile.

Ogni quadro ha la caratteristica di arrivare oltre l’occhio, dove la mente non s’aspetta; questa incontrollabile irruzione è la piacevole ferita inferta dall’Arte che sa rimanere impressa e farsi ricordare.

“Una mostra da vedere il prima possibile, perché ogni visione data dall’occhio virtuale è un meraviglioso regalo per lo spettatore: adorabile per l’occhio e indimenticabile per la mente” (2013)


Domenico Asmone
Pittore e Presidente della Brigata del Leoncino

Bei lavori, unisci alla tecnica il concetto, per cui le opere sono veicolo di significati che derivano dall’esperienza quotidiana che la vita di oggi ci può offrire. Nel bene e nel male. (2011)

Salvo Nugnes
Presidente di Spoleto Arte e manager di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo

Quella di Gianfranco Bianchi è una meravigliosa intuizione e, da artista versatile qual è, sarebbe difficile aspettarsi di meno. La sua ricerca sonda la realtà in lungo e in largo, dagli spazi siderali fino alle interconnessioni molecolari, un’unità presente nello sguardo onnicomprensivo che si dedica alle parti e al tutto con la sicurezza di ritrovare la musa ispiratrice in ogni entità. È così che anche per Tequila al microscopio o per Aspergillus al microscopio si possono scoprire per la prima volta universi artistici inesplorati. (2018)

Monia Malimpensa
Gallerista

Con una straordinaria enfasi ed una propria interiorità l’artista Gianfranco Bianchi realizza spazi e volumi di intima riflessione percorsi da una serie di effetti cromatici-strutturali che lo contraddistinguono pienamente. L’estro del dripping materico è impreziosito da una ricerca espressiva importante che gode di una luce viva, palpitante, e da un’affascinante resa potenziale del colore. Egli si dedica al concetto di spazialismo con una costante carica contenutistica ed una ricerca visiva piena di sperimentazione, colore ed inventiva. La materia, intrisa di vitalità e ricercatezza, attraversa ogni sua opera con una padronanza tecnica ed una maestria interpretativa responsabile e libera da ogni schema pittorico. Segni, forme e immagini, decisamente personali e intrisi di esplosioni liriche, rappresentano uno spazio concettuale armonico che si riempie di un colore e di un estro sempre attento. (2013)

Giuseppe Recchia

Giornalista, Scrittore e Regista 

GIANFRANCO BIANCHI, UN’ARTISTA CHE TRASMETTE MAGIE CHE SONO OPERE D’ARTE

Ormai è cosa nota. Io leggo siti di artisti o scrittori e spesso li scopro via facebook. Non ho bisogno di altro né di raccomandazioni o di solleciti. Raramente ho avuto delusioni se non da conoscenze avvenute in seguito, perché gli artisti dal vivo sono una raccapricciante delusione. Soprattutto per coloro che si dicono poeti.

Ho avuto modo di mettermi in contatto con l’artista pittore e scultore Gianfranco Bianchi navigando via internet per ore ed infine avendo riscontrato in lui la genuinità artistica ed umana, cosa indispensabile per essere un vero artista, mi sono concesso il diritto di esprimere le mie opinioni che io non chiamo ‘critica’, perché quella la lascio ai critici di professione che per questo si fanno pagare.

Gianfranco, come scrive con grande capacità di osservazione, Antonina Bertolino, è: «un caos apparente che trova un senso lasciando liberi i colori e che pone attenzione ai dettagli e alle dimensioni, facendo emergere l’ esigenza di cercare la profondità delle cose, osservandole al microscopio».

Questa definizione dell’artista Gianfranco Bianchi si potrebbe usare per molti artisti che spesso sono grandi ricercatori che osservano con occhi quasi elettronici fasci di luce che trasformano automaticamente in colori con la loro individuale sensibilità. Gianfranco non è uno scienziato e neppure un medico ma analizza il reale con esperte mani e con occhi elettronici che hanno il potere di trasformare in fenomeni naturali le sue opere artistiche come farebbe un mago che però non produce illusioni. E però ci stupisce pur sapendo che è difficile riuscire ancora a stupire. Chiunque si aspetta tutto e per lasciare a bocca aperta qualcuno serve veramente tanta fantasia, ingegno e, soprattutto abilità. E Gianfranco nella sua dimensione di uomo con un cuore di bambino ci trasmette tutte le sue illusioni fantastiche che fa diventare le nostre illusioni. (2016)


Giacomo Mozzi

Giornalista

Non solo i cambiamenti climatici con la rappresentazione delle stagioni, ma anche microcosmo e macrocosmo sono al centro della ventiquattresima mostra personale del pittore Gianfranco Bianchi che si tiene in questi giorni alla Galleria Europa di Lido di Camaiore.

“Il viaggio è un tema ricorrente nel percorso creativo di Bianchi – commenta il critico d’arte e giornalista Lodovico Gierut – è assodato. Non manca un’ampia visione che ormai da tempo va attirando l’attenzione di chi ama la natura e la continuità positiva del nostro pianeta. Si è occupato di temi molto apprezzati ed attuali come i ” Cambiamenti climatici” ed ha esplorato, in pittura, sia il microcosmo che il macrocosmo. Quella di Bianchi per la pittura è una vera e propria passione innata.”

La mostra stessa, con oltre 30 quadri in esposizione, è un percorso all’interno di mondi tanto diversi, ma al tempo stesso così simili. Il microcosmo con la rappresentazione di organismi microscopici rappresentati in una grande dimensione ci fanno esplorare e vedere un mondo che viene raffrontato con il macrocosmo delle galassie dove la Terra è solo un puntino insieme agli altri pianeti e stelle. Bianchi, nel decimo anno di attività artistica, ha voluto incentrare un lavoro sul nostro pianeta e più esattamente sulle stagioni con il progetto dei ” Cambiamenti Climatici” dove nei quadri raffigura quello che le stagioni ” erano” e che, proprio per questi cambiamenti nel clima, oramai si avvertono sempre più raramente.

Una mostra che fa riflettere e che al tempo stesso emoziona grazie ai colori ed al particolare stile pittorico schizzato di cui Bianchi è un vero e proprio maestro. Insieme alle opere di Gianfranco Bianchi è possibile visionare le poesie di sua moglie Monica Petroni, autrice di due libri e premiata per le sue video – poesie. La mostra rimarrà visitabile fino al 23 settembre con orario serale. (2019)


Gennaro Galdi

Accademia Euromediterranea Delle Arti

Per meglio comprendere le opere, per la maggior parte, “tattili” di Gianfranco Bianchi, occorre recuperare la teoria sulla creatività della psicoterapia Gestalt, teoria che riesce a spiegare, pienamente, la sostanza della creatività stessa. Le opere di Bianchi, a volte monocromatiche, a volte caleidoscopiche nei colori ma con essenze di colori e di percezioni, concretizzano una forte idea dello spazio e dell’opera che possiede l’artista. L’opera parte da un’idea di uno spazio ragionato, da raccontare con accesa fantasia in cui la creatività, dunque, è perno centrale e punto di forza.

Infatti, se dobbiamo precisare, mai come in questo caso, cioè mai come nelle opere di Gianfranco Bianchi, ricordiamo che “ il termine “creatività” non è sostantivato, ma è attributo essenziale dell’esperienza di contatto, è una qualità dell’esperienza del campo, una proprietà delle opere che non può essere isolata dal contesto vitale in cui si esplica e si attualizza….

Ne derivano opere come Disintegrazione di un prato di lavanda, oppure Giza o Argento Oro e Bronzo, in cui il colore freddo dell’argento si accosta con i toni caldi dell’oro, come nel caso di Platino e Bronzo ed i altre opere in cui Bianchi si conferma artista originale e fuori dagli schemi.

Insomma, è il farsi concreto, pittoricamente, della relazione intimista tra l’artista e la sua opera. Che affascina , nella produzione di Bianchi. Egli dipinge “matericamente”e sembra abbondare nella materia; infatti, spesso, le sue opere, appaiono come dei bassorilievi, alla nostra percezione.

Allorché egli usi il catrame, l’artista mostra una spiccata flessibilità mentale, una forte capacità di abbandonare schemi di pensiero consueti, per abbracciare soluzioni alternative…

Il Catrame intride, segna, bagna, colora, copre, imbibisce, si trasferisce sul supporto, come vuole il suo autore, riempendolo di soddisfazione, lasciando un segno indelebile, un’impronta segnica dell’autore; un’impronta mai più cancellabile: indelebile…Anche attraverso il senso dell’olfatto, l’artista avverte compiacimento.

Questo discorso spiega quanto possa essere amato dall’autore, questo rapporto intimo che si crea tra la materia, il catrame, lo smalto ed altra tipologia di materia, ed il suo supporto.

Riprendendo le parole di Bernie Warren, 1995: “L’arte può motivare tanto poiché ci si riappropria, materialmente e simbolicamente, del diritto naturale di produrre un’impronta che nessun altro potrebbe lasciare ed attraverso la quale esprimiamo la scintilla individuale della nostra umanità”. Equilibrio cromatico, ritmico cromatico, bilanciamento di colori, armonia: sono questi i tratti distintivi del pittore che al di là del segno, racconta e comunica messaggi del suo tempo: il rimpianto per una distesa di lavanda “ perduta”, ad opera dell’uomo, forse nella terra degli artisti, chissà…. Forse quelle distese di lavande che si affollavano, strette strette in regolari filari blu- carta da zucchero, per essere rappresentate, in Provenza, vicino ad Aix en Provence, o a Saint Paul de Vence, luoghi sacri, templi dell’arte degli Impressionisti…..

In conclusione, un discorso anche ecologico, è quello di Gianfranco Bianchi, un discorso ecologico che possiamo leggere oltre le righe, dal significante al significato, con la capacità di sintesi che caratterizza il suo Autore.    (2011)


Nella Guelfi

Gallerista

Artista che si presenta col repertorio dei segni, forme e simboli del padre dell’astrattismo, protagonista di quel linguaggio, risaltano alcuni degli elementi morfologici di cui risale la composizione del dipinto.

Gianfranco Bianchi fa riscontro a varie sintesi semisolide per aspetti della natura con diverse manifestazioni giocando da bravissimo artista di sicuro talento, con forme tentacolari nucleari, geometriche dall’animato magico rabesco.

Chiaro che il pittore indica al di là della sua consueta abilità tecnica, un interessante percorso di pensiero come un viaggio cosmico che compare l’avvicinamento ad una sintesi ragionata di una formale composizione astratta.

Emerge una compresenza di qualcosa di organico non dichiaratamente ideologico ma con un cuore pulsante di vita intensa, dal quale nasce a volte un animaletto geometrico che si libera e si unisce in un cielo dai misteriosi confini… (2010)


Laura Tabegna

Giornalista

Guardando le galassie create da Gianfranco Bianchi, viene da domandarsi se forse anche Dio non abbia realizzato l’universo ‘sgocciolando’ materia su un piano inclinato. In fondo la razionalità della scienza, la follia dell’arte e il mistero della spiritualità raccontano con linguaggi diversi un’unica verità…

L’attimo ‘infinito’ immortalato dall’artista nasce dall’osservazione astronomica effettuata con il telescopio Hubble, il più potente al mondo. A questa perfezione cromatica del cosmo corrisponde però il caos geniale dell’arte. La follia ‘eletta’ da Gianfranco Bianchi è quella di Jackson Pollock…

Appassionato di fantascienza e allo stesso tempo acuto osservatore della realtà, Bianchi definisce una nuova generazione di pittori. Nati artisticamente con un codice genetico dove è già presente l’informale, i giovani contemporanei elaborano un figurativo dove è già impressa la lezione dell’astratto. Ne deriva così una nuova realtà, che contiene l’inquietudine e l’universalità del concettuale. Bianchi inizia la sua carriera di pittore nel 2003 con falsi d’autore. Van Gogh e le sue notti stellate segnano la sensibilità dell’artista, che grazie alla scintilla innescata da Pollock trova l’ispirazione per raccontare l’equilibrio del cosmo attraverso la drammaticità dello sgocciolamento. (2014)


Ilaria Minghetti

Giornalista

Opere di Gianfranco Bianchi so­no esposte fino al 13 marzo al Cafè du Globe a Pistoia. Gianfranco Bianchi, nato a Massa Car­rara, vive a Pistoia da quindici anni e proprio a Pistoia ha deciso di proporre la sua prima per­sonale. Ha iniziato a dipingere nel 2003, realiz­zando falsi d’autore a olio di opere dell’ 800 e ‘900.

Nel 2009 ha iniziato un percorso di ricerca espressiva che lo ha portato a una pittura fatta di uso materico del colore acrilico e smalto acrilico, su tela dalle forme particolari.

In questa mostra, proceduta da partecipazio­ni a mostre collettive, propone trentaquattro opere, realizzate dal 2009 al 2011, testimonianza della sua attuale scelta artistica.

Il colore è l’elemento che veicola il messag­gio di intime sensazioni e di profondi sentimen­ti: colori forti e sovrapposti, toni netti che nel­l’unione creano realtà sfumate, corposità del colore fino a renderlo materia viva.

La forma della tela è concepita come realtà simbolica: molte opere hanno forme particola­ri che richiamano varie realtà, altre sono frut­to di assemblaggi di varie parti tanto da rende­re ogni opera continuamente interpretabile.

Sono opere nelle quali si alternano forza ed eleganza forme originali a forme giocate secon­do l’avvicinamento delle parti che le compongo­no: opere davanti alle quali ciascuno viene coinvolto da interrogativi ai quali cercare ri­sposte fatte di colore e stati d’animo.

La pittura di Bianchi è una continua ricerca e una continua sperimentazione di colore -massaggio e forma – simbolo così da dar vita a un’evoluzione mirata alla difficile indagine del mondo delle sensazioni e dei sentimenti. (2011)


Alberto Gross

Critico D'Arte

L’intuizione è quella di immaginare un campo pittorico ampio, un ordinamento entro il quale innescare un processo di progressiva dissociazione delle forme e frammentazione dell’immagine attraverso un avvolgimento e coinvolgimento spaziale.

La tecnica del dripping utilizzata da Gianfranco Bianchi raggiunge una propria, potente forza d’espansione nella decelerazione di forme variegate in isole dominanti, porzioni illimitate di colore intenso e deformante.

Se il modello è certamente Pollock, assieme all’intera esperienza che caratterizza tanta parte della pittura americana del secondo dopoguerra, sarebbe tuttavia limitante racchiudere il lavoro artistico di Gianfranco Bianchi entro i limiti dell’action painting comunemente intesa: la sua è più una pittura “agita” dove il colore, una volta sgocciolato, subisce un’ulteriore fase di trasformazione tramite l’inclinazione ed il movimento del supporto.

Ancora di più la generosità cromatica trova nello spessore e nella materia il proprio ideale referente estetico: l’opera acquista ed aumenta la sua struttura, divenendo scrittura e linguaggio.

La non rappresentatività, il primato dell’atto creativo spontaneo e dell’improvvisazione gestuale viene – spesso – superato, in ragione di una modulazione cosciente e consapevole, preventivamente immaginata, del risultato finale. La pittura d’azione viene – per così dire – ripensata ed incanalata nel solco di una dimensione non solo estetica, ma anche narrativa.

Le forme organiche, liquide, biomorfe di alcuni dipinti fanno così da contraltare a quelle spigolose e geometriche di altri, in un vivace dialogo tra immediatezza e riflessione.

Parallelamente ed ulteriormente l’artista crea opere in cui l’accostamento di più moduli o pannelli è funzionale ad una composizione dinamica, in continua, ambigua ridefinizione: quadri che, ricondotti ai loro titoli, – elementi indispensabili per la visualizzazione totale dell’opera – assumono caratterizzazioni ironiche che sottolineano uno stile ed una raffinatezza spiccatamente intellettuale.

La visione è totalizzante, aggressiva senza risultare violenta, mescolando antinomie ed opposizioni nella sintesi – finale – della forma pura. (2011)


Francesca Zaltieri 

Vicepresidente con delega al Lavoro, alla Cultura, ai Saperi e alle Identità Territoriali della Provincia di Mantova

Le costruzioni paradossali e irriverenti di Gianfranco Bianchi creano, alla Casa del Mantegna, un ambiente immersivo ad alta temperatura poetica. L’antica dimora rinascimentale si trasforma così, stavolta, in una sorta di Cape Canaveral per un viaggio imprevedibile tra galassie e tempeste spa­zio-temporali generate da immagini ed idee originalissime.

La mostra è la dichiarazione d’esistenza di un artista che reclama, da sempre, la rivolta contro le espressioni di pessimo gusto così care al mondo piccolo borghese (a partire dal quadro d’appartamento con i sottoprodotti figurali o neo astratto-informali). Emerge così un’attività artistico-creativa che si offre quale fonte di piacere e di gioco: un’attività, se vogliamo, del tutto inutile e fondamentalmente estetica perché rivolta a creare arte quasi povera.

Nelle stanze mantegnesche sei cicli espressivi si inoltrano su temi apparentemente diversi ma uniti da una filosofia di indagine della realtà. Si comincia col ciclo dedicato delle «Galassie» per costruire il sentimento di orizzonti senza limiti, tra macrocosmo e microcosmo, e ci si addentra intorno ad installazioni di pregevole fattura. Nella malia delle segrete ragioni delle Galassie ci appare poi un Ouranòs, un cielo pervaso dal pulsare di una divinità cupida d’amore che regala nascita e morte, estremi bellissimi e invalicabili della vita.

Ma che ci fa in mostra quel cubo di Rubik che ha fatto impazzire la mia generazione? E dove ci porta quel labirinto ispirato dal film Shining di Stanley Kubrick? È evidente: l’artista si diverte mentre sciorina l’epifania della sua poetica un po’ new dada; mentre racconta la speciale dimensione temporale dei suoi pezzi e della ricerca del rapporto di empatia che si può produrre anche così con lo spettatore. E ci parla di situazionismo e di stramberie tecniche, e intanto ci conduce oltre lo      scollinamento di qualsivoglia rappresentazione illusionistica di ordine prospettico spaziale di tradizione.

I suoi elaborati, i suoi «concept item», oggetti gravidi di virtù e saperi, sembrano costruiti per potersi spostare nel tempo-spazio di ognuno di noi, per poter tornare indietro nel nostro passato o per cercare il nostro futuro.

Ma ciò che più conta è che le opere di Gianfranco Bianchi sono fantasiosi lampi di luce, dripping esplosivi, apparizioni celibi per scapoli neo-duchampiani, per le curiosità avventurose e oniriche di tutti noi.

È un lavoro meditato, raffinato e graffiante quello di Bianchi, in cui nulla è concesso al puro compiacimento formale, è un lavoro che insegue costantemente il confronto con le ricerche estetiche delle contemporaneità e che ci catapulta in un universo di immagini spiazzanti, irrequiete e baldanzose.

È questo il mondo che l’artista sta portando in giro nelle maggiori gallerie pubbliche italiane e che affascinerà – ne sono certa – anche il pubblico di Mantova.

Questa mostra, voluta con assoluta consapevolezza dall’Assessorato alla Cultura, rende perciò omaggio a una personalità di straordinario interesse umano ed artistico, una personalità che occupa, a buon diritto, un posto importante nel panorama artistico nazionale e non solo. (Novembre 2015)


Gastone Ranieri Indoni
Critico D'Arte ed Editore

Le ricche suggestive atmosfere che trattano dell’universo e del cosmo così come le racconta in pittura questo artista dal grande garbo descrittivo, dichiarano inequivocabilmente che tutte le trame espresse, di segno o di colore che siano, appartengono ad una intimità concettuale che parte dall´anima e si connette alla tela con un passaggio così naturale da rievocare la preziosa funzione del processo chimico della fotosintesi clorofilliana dove, al posto delle piante, grazie alla luce, sono gli astri a goderne e vivificare. Nel grande e operoso impegno di Gianfranco Bianchi e grazie alla sua fertile e zelante operosità s’intuisce facilmente il tempo e l’attenzione rivolti alla ricerca e tutta la prorompente vitalità che sgorga dalle sue intuizioni tecnico-stilistiche dichiarano ampiamente la vastità, la portanza e la capillare preparazione di un progetto a lunga gittata e quindi pensato con la lungimiranza adeguata all’opera d’arte. Apprezzare e godere dello sviluppo complessivo dei suoi dipinti edulcora lo stato d’animo di ogni fruitore o osservatore di turno perché l’interpretazione globale di ciò che trasmette questo autore è consegnata a chiunque con molta freschezza d’espressione, con alacre dinamismo e soprattutto con molta onestà intellettuale perché tutte le risposte emotive che cerca inconsapevolmente lo spettatore sono puntualmente decantate sulla tela: in quel nucleo cosmico che si trasforma in energia ed empatica dinamicità. (2014)

Maurizio Ganzaroli
Critico D'Arte e Gallerista

"Silicato di Sodio al Microscopio"
L'artista Gianfranco Bianchi ci 
stupisce ancora una volta con la sua arte non convenzionale. Trasformare l'invisibile in visibile ed infine arte. Assistiamo quindi allo svilupparsi di un mondo nascosto all'occhio nudo e che si palesa dunque di fronte ai nostri occhi con forme e colori del tutto inaspettati, non in una rivisitazione, ma in una riproposizione della realtà diventando un'opera spettacolare.